Scarica Locandina

Scarica Foto

Scarica Scheda Tecnica (pdf)

MAURIZIO CASAGRANDE

NON DIPENDE DA ME

Sinossi:

In un piccolo paese, un sindaco arrogante e carismatico promuove un grande progetto di “sviluppo” che prevede la distruzione di un bosco per trasformarlo in cemento e rifiuti.

Accanto a lui, una segretaria brillante e ambiziosa traduce ogni abuso in linguaggio politico accettabile, neutralizza le opposizioni e fa funzionare la macchina del consenso. Nella mente del sindaco, due figure surreali – un angelo e un diavolo visibili solo a lui e al pubblico – commentano, giustificano, minimizzano, commentando e partecipando in modo grottesco e divertente a tutte le situazioni che si susseguono.


A tenere davvero in piedi il sistema è però un assistente quasi invisibile, silenzioso, fedele da sempre, che ripara i danni, assorbe le conseguenze e si prende cura di ciò che il potere distrugge senza mai essere visto. Quando tra lui e la segretaria nasce un legame fatto di delicatezza, rispetto e attenzione – opposto alla logica del possesso e dell’utile – l’equilibrio del “sistema” comincia a incrinarsi.

Non dipende da me è una commedia satirica pungente e divertente che smaschera l’arroganza del potere, la deresponsabilizzazione collettiva e il cinismo della comunicazione politica. Ridendo di slogan, scuse e false coscienze, lo spettacolo mostra come il mondo venga saccheggiato non da cattivi eccezionali, ma da persone convinte che la colpa sia sempre di qualcun altro.
Una risata amara e necessaria sul nostro tempo, perché il vero pericolo non è il potere arrogante, ma la convinzione diffusa che la responsabilità sia sempre di qualcun altro.

Uno spettacolo di MAURIZIO CASAGRANDE
Non dipende da me nasce dal desiderio di raccontare il potere non come qualcosa di eccezionale o distante, ma come un meccanismo quotidiano, fatto di abitudini, frasi ripetute, ruoli accettati e responsabilità continuamente rimandate. Il piccolo paese diventa così un microcosmo in cui si riflettono dinamiche molto più grandi: lo sfruttamento delle risorse, la manipolazione del linguaggio, la deresponsabilizzazione collettiva. La scelta della commedia satirica non è un alleggerimento. Ridere dell’arroganza del potere significa smascherarne il vuoto, mostrarne il ridicolo, togliere autorevolezza a chi si presenta come “inevitabile”. Il sindaco non è un “mostro”, ma un uomo convinto di avere sempre ragione; la segretaria non è una figura malvagia, ma l’efficienza cinica di un sistema che funziona; l’assistente non è un eroe, ma la cura invisibile che regge tutto senza mai esistere
veramente.
Le figure dell’angelo e del diavolo, visibili solo al protagonista e al pubblico, non rappresentano il bene e il male in senso morale, ma due modalità
complementari di giustificare l’azione: spingere sempre oltre o fingere prudenza senza mai fermarsi davvero. Il loro dialogo continuo con il pubblico
trasforma la coscienza in spettacolo, in rumore, in intrattenimento, fino al momento in cui anche loro si svuotano e rivelano la propria inutilità.
La regia lavora per contrasti netti: buio e luce, caos e ordine, parola e silenzio, esposizione e invisibilità. I rapporti umani seguono la stessa logica: il legame fisico e possessivo tra sindaco e segretaria è rapido, funzionale, vuoto; quello tra la segretaria e l’assistente è fatto di tempo, attenzione e delicatezza, ma privo di fisicità, volutamente incompleto. Non c’è idealizzazione dell’amore, ma una riflessione sulla sua fragilità quando è separato dalla possibilità concreta di esistere nel mondo.
L’abbandono finale dell’assistente non è un gesto eroico né una punizione, ma un limite: smettere di riparare per interrompere il danno. In questo vuoto, il potere rivela tutta la propria fragilità. Il progetto si arresta non per redenzione, ma perché viene meno ciò che lo rendeva possibile.
Non dipende da me è uno spettacolo che invita il pubblico a ridere, ma senza offrirgli alibi. Una satira che non assolve, che non indica colpevoli eccezionali,
ma mette in scena un sistema in cui tutti, in modi diversi, possono riconoscersi. Perché il vero pericolo non è il potere arrogante, ma la convinzione diffusa che la responsabilità sia sempre di qualcun altro.
Maurizio Casagrande

Codice opera: 
Compagnia esecutrice: